I dati personali occupano un posto centrale nella vita digitale, e le regole che ne regolano la raccolta evolvono ogni anno. Nel 2026, diverse decisioni della CNIL, l’entrata in applicazione progressiva di nuovi regolamenti europei e un aumento delle sanzioni ridisegnano il panorama per gli utenti. Misurare il divario tra i diritti teorici e la loro applicazione reale permette di comprendere ciò che è cambiato concretamente.
Sanzioni CNIL nel 2026: importi e motivi a confronto
Le multe inflitte dalla CNIL negli ultimi mesi offrono una lettura diretta delle priorità di controllo. Tre decisioni recenti illustrano mancanze molto diverse, ma condividono un punto in comune: le somme in gioco aumentano.
| Organismo sanzionato | Importo | Motivo principale |
|---|---|---|
| Free Mobile e Free | 42 milioni di euro | Misure di sicurezza insufficienti in caso di fuga di dati degli abbonati |
| Extia | 300.000 euro | Non rispetto del diritto all’oblio nel contesto del reclutamento |
| Rete sociale (pubblicità mirata) | Non comunicato nel dettaglio | Trasmissione di dati a partner senza consenso valido |
Il caso Free è particolarmente rivelatore. La sanzione non riguarda una negligenza occasionale, ma il carattere sensibile dei dati bancari esposti e il volume di persone coinvolte. Il fatto che la fuga sia stata rilevata diversi mesi dopo i fatti non ha attenuato la decisione.
Puoi trovare informazioni su blognetnews.com che dettagliano gli obblighi dei siti web riguardo al trattamento dei dati personali.

Diritto all’oblio: un divario persistente tra teoria e pratica
Il GDPR conferisce a ogni persona il diritto di richiedere la cancellazione dei propri dati. In teoria, basta un semplice e-mail. In pratica, la sanzione contro Extia mostra che richiedere la cancellazione non garantisce la sua attuazione.
Nel settore del reclutamento, CV, lettere di motivazione e dati personali rimangono archiviati ben oltre il tempo necessario. Un candidato non selezionato può ignorare che le sue informazioni circolano ancora in database interni per mesi, se non anni, dopo la sua candidatura.
Cosa puoi fare concretamente
- Invia la tua richiesta di cancellazione per iscritto (e-mail o lettera) citando l’articolo 17 del GDPR, il che obbliga l’organismo a rispondere entro un mese
- Conserva una copia della tua richiesta e della risposta ricevuta: in caso di silenzio o rifiuto ingiustificato, questi elementi costituiscono una prova per contattare la CNIL
- Controlla regolarmente gli account creati su piattaforme di reclutamento o siti di e-commerce, e cancella quelli che non utilizzi più
Il problema va oltre il reclutamento. Qualsiasi organizzazione che conserva dati oltre il loro scopo iniziale si espone a una sanzione. La difficoltà rimane nel sapere quali aziende detengono ancora le proprie informazioni.
Falsi offerte di assistenza dopo una fuga di dati
Un fenomeno documentato dalla CNIL a giugno 2026 merita particolare attenzione. Dopo una violazione dei dati, le vittime ricevono ora messaggi fraudolenti che offrono assistenza per il recupero delle loro informazioni. Questi messaggi riprendono dati reali rubati durante la fuga (identità, indirizzo, IBAN) per apparire credibili.
Alcuni truffatori arrivano fino a usurpare il numero di telefono della CNIL stessa. La sofisticazione di questi tentativi rende particolarmente difficile distinguere tra un messaggio legittimo e una truffa.
Riflessi di protezione di fronte a queste sollecitazioni
La CNIL non contatta mai direttamente le vittime per offrire un accompagnamento a pagamento. Se ricevi una chiamata o un SMS dopo una fuga, non rispondere, non cliccare su alcun link e non inviare ulteriori documenti giustificativi.
La regola è semplice: ogni sollecitazione non richiesta dopo una violazione è sospetta. In caso di dubbio, contatta la CNIL solo tramite il suo sito ufficiale.
Consenso ai tracker e convergenza normativa nel 2026
La questione del consenso ai cookie e ai tracker rimane un terreno di controllo attivo. La CNIL ha avviato una consultazione sulla prova del consenso, segno che le pratiche attuali di molti siti non soddisfano i requisiti di conformità.
Parallelamente, l’entrata in applicazione dell’AI Act europeo crea un nuovo strato di obblighi per i trattamenti automatizzati. Un sistema di intelligenza artificiale che utilizza dati personali deve rispettare simultaneamente il GDPR e le regole specifiche per l’IA. La CNIL ha inoltre pubblicato schede pratiche (disponibili in inglese) per guidare gli sviluppatori in questa doppia conformità.

Il GDPR non funziona più in isolamento. La convergenza con l’AI Act, il Data Act e il regolamento sui servizi digitali (DSA) significa che un medesimo trattamento di dati può rientrare in più testi. Per gli utenti, questo si traduce in diritti potenzialmente rafforzati, ma anche in una complessità aumentata per identificare l’interlocutore competente in caso di problemi.
- Il DSA impone alle grandi piattaforme obblighi di trasparenza sui loro algoritmi di raccomandazione, il che tocca direttamente il profiling pubblicitario
- L’AI Act classifica alcuni sistemi automatizzati come “ad alto rischio”, rafforzando gli obblighi di documentazione e controllo umano
- Il Data Act regola la condivisione di dati tra aziende, con conseguenze sulla portabilità delle informazioni personali
La moltiplicazione dei testi non cambia il riflesso di base: verifica a cosa acconsenti, esercita i tuoi diritti per iscritto, e non considerare mai che un’iscrizione online sia innocua. Le sanzioni recenti mostrano che le autorità passano dalla pedagogia alla repressione, anche contro attori di grande dimensione. Il divario tra il diritto teorico e la sua applicazione si riduce, ma spetta ancora a ogni persona far valere attivamente i propri diritti.



